2 giugno, a Cori cerimonia per la Festa della Repubblica.

Cori ha ricordato il 74° anniversario della proclamazione della Repubblica Italiana presso il Monumento ai Caduti con una cerimonia ridotta e limitata nella presenze a causa dell’emergenza Coronavirus, ma che ha voluto ancor più dare il senso dell’unità nazionale in un momento difficile per il Paese. L’Inno di Mameli ha accompagnato la deposizione di una corona d’alloro ai piedi del Monumento ai Caduti da parte del Sindaco Mauro De Lillis, insieme alle autorità civili e militari. Erano presenti rappresentanze dell’Arma con il Comandante della Stazione dei Carabinieri di Cori Ugo Scotti, della Polizia Locale con il Comandante Mariella Di Prospero, della Protezione Civile con il Presidente Roberto Ceracchi, della Giunta e del Consiglio Comunale (maggioranza e opposizione). Assenti per la prima volta, per motivi ovviamente legati all’emergenza sanitaria, le associazioni, le scuole e i cittadini, che hanno però potuto seguire la cerimonia tramite la diretta Fb sulla pagina del Comune di Cori.

“Il 2 giugno – ha detto il primo cittadino – è una di quelle date che segnano passaggi epocali. Con il referendum del 2 giugno 1946 gli italiani chiusero alla monarchia e aprirono alla repubblica, elessero i membri della Costituente che ci avrebbe dato la legge su cui è fondata la nostra Repubblica e per la prima volta nella storia italiana le donne votarono in elezioni politiche: una rivoluzione fatta da donne e uomini che espressero il loro voto in silenzio, incolonnati, pazienti. Sovrani e non più sudditi”. De Lillis ha poi voluto sottolineare l’importanza del momento attuale: “Forse uno dei periodi più difficili dalla II guerra mondiale, questo è quindi il momento dell’unità. Ricordiamo le vittime ed esprimiamo vicinanza alle loro famiglie, ringraziamo chi è stato ed è in prima linea – medici, infermieri, ma anche forze dell’ordine, PC – e tutti i cittadini e i loro sacrifici che ci hanno resi più comunità. Si sono risvegliati principi di condivisione e solidarietà: tante le proposte da parte di imprenditori, associazioni, commercianti, cittadini per aiutare chi si è trovato più in difficoltà”.

È stata la sanità pubblica – ha rimarcato ancora il sindaco – a combattere questa guerra, non altri. Sottoposta a una straordinaria richiesta ha però mostrato le sue criticità, note a molti e da molto tempo. Dovranno essere affrontati gravi problemi strutturali e organizzativi venuti a galla in questa pandemia. Si è evidenziato un processo iniziato molti anni fa che ha depauperato la sanità pubblica con la riduzione spropositata dei posti letti per acuti, dotazioni organiche spesso al di sotto dei numeri indispensabili per coprire i turni, mancanza di attrezzature e molto altro. Speriamo la pandemia possa essere il punto di partenza anche per una nuova sanità pubblica, più vicina ai territori e alle persone”.   

Alessandra Tabolacci

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