2 gennaio – “RAPALLO – La storia nei secoli” a Rapallo: Alessandra Rotta racconta bellezze, storia, paesaggi, monumenti e tradizioni del territorio.

ERGA EDIZIONI

Per prima cosa
Tanti auguri a tutti!

…e poi la notizia: il 2 gennaio 2020 alle 18.30
nella Taverna del Gallo Nero di Rapallo (in via Magenta 10) 

l’autrice Alessandra Rotta, con Marina Cavana e Daniele Calcagno

a colloquio con Enrica Melossi presentano il volume

RAPALLO

La storia nei secoli

History through centuries


Accanto all’autrice, studiosi di alto livello approfondiscono singole tematiche e specifici monumenti, in quanto documenti vivi di quella complessa realtà che oggi chiamiamo, semplicemente, Rapallo. Fotografie di grande sensibilità e qualità artistica, quasi tutte scattate dagli appartenenti al Gruppo fotografico Dietro a un vetro, arricchiscono tutto il racconto. Tradotto integralmente in inglese, per offrire anche ai turisti un accurato profilo storico della città.

Questo libro vuole essere un omaggio a Rapallo, per condividere e promuovere le bellezze, la storia e le tradizioni del suo territorio. L’essenza e la specificità del lavoro sono sintetizzati nell’introduzione, di Colette Bozzo Dufour: Rapallo, dalla cronaca al tempo storico. Una storia di terra e di mare.

Di Rapallo, si è scelto di trattare alcuni aspetti della sua storia globale, studiando quanto compete al territorio in senso lato e, ancor più, al paesaggio. Per far ciò l’autrice utilizza la dialettica fra terra e mare, in linea con la lettura del Paesaggio come storia, e individua il senso stesso del paesaggio, in quel razionale disegno dello spazio fra rete stradale, distribuzione e sfruttamento del suolo, emergenze del costruito, realtà monumentali e artistiche. Affiancata, in questa ampia osservazione, da studiosi di alto livello che approfondiscono singole tematiche e specifici monumenti, in quanto documenti vivi di quella complessa realtà che oggi chiamiamo, semplicemente, Rapallo.


This book is a homage to Rapallo, fruit of a desire to share and promote its treasures, history and local traditions. The essence and details of the work are summarized in the introduction by Colette Bozzo Dufour: “Rapallo: from today’s news to past times. A history of land and sea”.
The chosen focus is on certain aspects of the overall history of Rapallo, examining the parts that have impacted the area in a broad sense, and more specifically, the landscape. The author explores the dialectic between land and sea, in line with the idea of landscape as history, and identifies the meaning of the landscape itself, in the logical relationship between urban layout, land use, the emergence of construction, monuments and artistic works. She is helped, in this broad work of observation, by experts who examine individual themes and specific monuments and features, living testimony of the complex phenomenon that we now call, simply, Rapallo.

 


Alessandra Rotta è architetto. Nata a Milano il 30 agosto 1961, vive dal 1978 a Rapallo. Si è sempre dedicata alla ricerca storica. Ha svolto numerose progettazioni nel settore del recupero e della riqualificazione dei beni culturali e ambientali e ha maturato numerose esperienze legate alla pianificazione in ambiti sensibili e sottoposti a tutela. Grazie a questa doppia anima di ricercatrice e progettista, ha sviluppato una specifica conoscenza nel settore delle tradizioni locali e sul legame tra territorio e alimentazione locale da lei declinato sui temi della sostenibilità ambientale, anche in relazione alle potenzialità sia ambientali che turistiche per una nuova green economy.

Alessandra Rotta is an architect. Born in Milan on 30 August 1961, she has lived in Rapallo since 1978. With a long history of dedication to historical research, she has carried out numerous projects to restore and regenerate cultural and environmental assets and has considerable experience of planning in sensitive and protected areas. Thanks to her double role as researcher and planner, she has developed
specific knowledge of local traditions and the links between the territory and the local economy. She has a particular focus on issues of environmental sustainability, also in relation to the potential of a new green economy to help both the environment and tourism.

Tra le sue pubblicazioni:/Her publications includeExpo2015 Fuoriporta – Due golfi e un promontorio, 2015 Catalogo mostra; Cartine storico-didattiche Rapallo e del Golfo del Tigullio (2013); I mulini dell’Acquaviva sul Monte di Portofino (Sagep 1988) Suoi contributi in:/She contributed to the following publicationsSanta Margherita Ligure (Sagep, 2017); Villa Durazzo in Santa Margherita Ligure (Schirà ed.); L’onda di Marconi nel Tigullio (1995); Medioevo a Rapallo (1995); Tutela e recupero del patrimonio architettonico, paesistico-ambientale Ligure, (Erga 1994).

RAPALLO –  La storia nei secoli – History through centuries

Testo in italiano con sunti in inglese
Grande formato 24 x 28 cm, Illustrato interamente a colori, 288 pagine, 18 euro,
Brossura con sovracoperta plastificata e risvolti, 
ISBN 978-88-3298-051-6,
Distribuzione CDA Bologna 
www.cdanet.it

Rapallo – La storia nei secoli – di Alessandra Rotta
“IO C’ERO”

Premessa dell’Autrice
Scrivere un libro sulla storia di Rapallo, all’indomani della devastante mareggiata che, per sempre, ne ha cambiato paesaggio e anima, è difficile, per certi versi assurdo.
A lungo mi sono chiesta se fosse opportuno parlare di ciò che non è più, di quello che in questi ultimi sessanta, settant’anni è stata l’immagine di questo pezzo di mondo dietro la quale si celavano, note solo a pochi eletti, le sue tradizioni, le sue trasformazioni e le sue metamorfosi… All’indomani della mareggiata quello che era noto, è divenuto sconosciuto; ciò che si conosceva, è apparso irriconoscibile. Ma proprio in questo ho intuito, a un tratto, l’essenza di questo libro: mostrare tutti gli elementi, per lo più scontati ma poco evidenti, che, nei secoli, hanno plasmato il territorio e che oggi, messi sottosopra dagli eventi naturali, chiedono una nuova rilettura, in un ideale percorso per ri-scoprire Rapallo, per ri-percorrere le strade che, nel lungo dispiegarsi dei secoli, lo hanno fatto diventare quello che oggi è.
Una raffica di vento scuote, impetuosa, le mura della vecchia casa. La finestra, che da secoli occhieggia sul mare, ha un sussulto. Freme tanto, da rischiare di cedere. Lo sguardo corre al mare. Onde alte, lunghe e spumeggianti si frangono sulla scogliera, da Zoagli a Portofino. Nessuna ansa, nessuna baia, nessun anfratto è risparmiato.
Ma a quella raffica, altre ne seguono. E altre ancora. Non è la solita burrasca. Il vento non sibila, questa volta, tra i muri, tra le fronde degli alberi. Il vento ulula, urla, una rabbia sorda e livida che percuote il mare. I rami cedono. I tronchi si spezzano. Tutto viene spazzato via. Ma l’antica torre non vede il porto di Rapallo. Non c’era, questo porto, quando è stata costruita. L’antica torre vede i seni di San Michele, sferzati con violenza, schiaffeggiati con veemenza, come fossero colpevoli di chissà cosa.
E mentre lei, l’antica torre, indomita controlla tutto quello spumeggiare, ecco accadere l’impensabile. Il muro del porto crolla. Anzi. I muri dei porti crollano. Sia a Rapallo che a Santa l’onda si abbatte sui presidi che, adesso, non saranno più protezione del luogo più sicuro per antonomasia: il porto. Il porto è una certezza, è il luogo ove rifugiarsi in ogni pericolo, è il braccio materno che avvolge, protegge e consola. Non più, ora. In un attimo il porto diventa l’inferno. La trappola nella quale i venti, impietosi, si abbattono su decine di barche, di yacht inermi, sonnecchianti in quel dormiveglia tipico dei mesi autunnali nei quali tutti si raggomitolano su se stessi per ritemprarsi dopo i caldi e laboriosi mesi estivi. Poi viene la sera, con il suo buio. Il vento sembra calmarsi un poco. E invece, improvviso, un altro colpo riscuote l’antica torre. E con lei il mare, che riprende ulteriore vigore. Le onde erodono pezzo a pezzo tutto il muro del porto, persino il faro è strappato dalla sua base.
E le prime luci dell’alba danno la vera dimensione di ciò che è stato: una gomma, impazzita, ha cancellato tutta la diga del porto di Rapallo. Di quella massiccia costruzione che da anni delimitava l’orizzonte di quanti, dal lungomare, volgevano lo sguardo verso l’infinito, non si vede quasi più nulla: si vede solo una lieve increspatura, sulla quale il mare, ora improvvisamente addolcito, scivola con grazia e leggerezza.
E quella mattina del 30 ottobre 2018, in cui alle 5,30 imboccavo via Magenta per dirigermi al mare, per sempre resterà scolpita nella mia mente e nelle mie narici, poiché la dimensione del disastro è stata sconvolgente. Dapprima fui attanagliata dal forte odore di nafta; poi fui colpita dalla marea di detriti di ogni genere che ricoprivano il lungomare e tutto quanto, sino a ieri, stava tra il mare e le case, con quel forte odore di salsedine che si sente sulle spiagge all’indomani di una mareggiata; un nodo alla gola mi prese nel vedere tutte quelle barche, vele maestose, yacht giganteschi, spiaggiati sugli scogli, contro i pontili dei “bagni”, tutti, …ma il colpo finale, quello allo stomaco e dal quale impiegai non ore ma giorni per riprendermi, fu il “segno” dell’onda.
Nella mia mente e nei miei occhi la linea dei detriti configurò in un baleno la linea dell’antica costa di Rapallo; la corrispondenza tra il profilo del mare a fine Ottocento e la linea della distruzione è stata, per me, lacerante. La natura, questa volta matrigna implacabile, ha dimostrato che il nostro sapere, il nostro arrogante credere di poterla dominare, sono nulla in confronto alla sua forza: in poco meno di ventiquattro ore ha ripreso quello che l’uomo ha impiegato più di cent’anni a fare.
E il fatto che il pennello che ricalca quello dell’antico molo di Langano non sia stato toccato, che nessuna barca al suo interno abbia subito il benché minimo danno, ci fanno capire la maestria e la conoscenza che i nostri avi avevano di madre natura, il rispetto della sua potenza. Il timore del suo Essere.
Sarò troppo legata alla storia, sarò troppo attaccata al territorio come espressione dell’inscindibile unione tra il lavoro dell’uomo e la generosità della natura, ma sono convinta che solo conoscendo davvero la storia e il territorio, l’uomo potrà convivere in pace con la natura.
E sono altresì convinta che se a Rapallo sapremo coniugare davvero con armonia storia e futuro, tradizione e innovazione, la nostra città sarà più forte e più bella di prima. E questo vale, sempre secondo me, anche per il Tigullio intero e per ogni territorio. La sostenibilità e la resilienza non devono essere parole di circostanza, parole da usare solo per “riempirsi la bocca”. Sostenibilità e resilienza sono il modo più antico e naturale di vivere: l’uomo del passato, facendole sue nel profondo della propria esperienza e della propria esistenza, ha aperto la strada all’uomo contemporaneo. L’eccessivo antropocentrismo degli ultimi secoli, invece, ha portato l’uomo a porre se stesso come unico limite e unico termine di confronto in ogni sua scelta. E questo ha messo in ultimo piano la necessità di mantenere i fondamentali equilibri naturali, ai quali nessun essere vivente, proprio perché appartenente alla natura, potrà mai sottrarsi. Una lezione da non prendere sottogamba e da utilizzare come punto di partenza per un domani “armonico” e “dinamico”, sostenibile e resiliente!
Non possiamo e non è corretto pensare che la sola soluzione sia un draconiano “ritorno al passato”: siamo uomini del terzo millennio, abbiamo amici che frequentano i nostri lidi da anni, amici che – in quei giorni difficili – hanno telefonato o mandato messaggi per avere notizie, per condividere la gioia dello scampato pericolo e la disperazione dell’aver perso tutto, da ogni parte del mondo.
Ogni telefonata, ogni parola, ogni messaggio, rappresenta “l’universalità” di Rapallo e del Tigullio – di questi sette borghi che si affacciano su uno stesso mare, da sempre litigiosi e impertinenti, che quasi in nulla riescono a fare squadra, ma che “ai foresti” sembrano un unico paradiso terrestre – e deve essere ispiratore di un nuovo modello di ricostruzione, perché tutto torni non come prima ma meglio di prima.
Questo è il momento in cui Madre Natura, come una madre premurosa caccia il cucciolo fuori dal nido per metterlo alla prova e insegnargli a superarsi, ha cacciato tutti noi fuori dai nostri nidi di annichilimento, di lamento perpetuo, di inettitudine e di insipienza per dirci: svegliatevi, cogliete dai vostri errori l’opportunità di rimediare, di riscattarvi, di prendere il meglio da e di quello che avete per dare il massimo; non vivacchiate più, non trastullatevi più nei ricordi di quello che non c’è più; prendete la vita tra le mani, vivetela come se non aveste che pochi anni di cui approfittare; fatevi guidare da chi ha veramente vent’anni e fate loro da spalla, da trampolino da cui iniziare, con un guizzo, un nuovo futuro.
Buona ripresa a tutti, con la gioia e con l’entusiasmo che la consapevolezza di volersi riscattare dopo una sconfitta, sia la migliore arma vincente!
 


FOREWORD
I was here
Writing a book on the history of Rapallo, in the wake of the devastating storm that has changed its landscape and soul forever, feels difficult, even slightly absurd.
I had to ask myself if it was right to talk about what is no longer there, of what has, for the last sixty or seventy years, been the image of this part of the world, behind which, unseen by all but a few, lie its traditions, the history of its transformation and its metamorphosis … After the storm, what was once famous has become unknown; what was once familiar is now unrecognizable. But the essential purpose of this book is this: to show all the elements that, over the centuries, have shaped the territory and that today, thrown into disarray by natural forces, require a new interpretation, in a new exploration of Rapallo, retracing the paths that have brought it to where it is today.
A gust of wind shakes, impetuously, the walls of the old house. The window, which has peered out over the sea for centuries, rattles so much, it seems about to yield. My gaze is drawn to the sea. Mighty waves, long and frothy, are breaking on the cliffs, from Zoagli to Portofino. No bay or inlet is spared.
That gust of wind is followed by others. And still others. It’s not the usual gale. This time, the wind is not whistling through the walls and the foliage of the trees. The wind is howling, howling with a blind rage that beats at the sea. Branches are falling. Tree trunks are split in two. Everything is being blown away. But the old tower does not see the harbour of Rapallo. That harbour was not there when it was built. The old tower sees the outline of San Michele, struck vehemently by the force of the sea, as if guilty of some unspeakable crime, and, as, unbowed, it surveys the scene, the unimaginable happens.
The harbour wall collapses. Not only in Rapallo but also in Santa Margherita the waves break down the walls protecting the harbour, the quintessential safe place. The harbour, a certainty, a place of refuge from all danger, no longer exists. In an instant the port becomes a scene from hell. The wind vents its fury on the trapped boats and yachts, helpless in their autumnal slumber after the fraught summer months. Evening arrives, bringing the dark. The wind appears to drop slightly. But no, suddenly another gust shakes the ancient tower. And the sea gains in strength, eating away at the harbour wall, until even the lighthouse is torn off its base.
And the first light of dawn shows the true extent of the damage: a crazed eraser has rubbed out the entire wall surrounding the port of Rapallo. Of the massive construction which for years dominated the horizon there is almost nothing to be seen: only a slight ripple, which the sea, now suddenly calm, slides gracefully over. And that morning of 30 October 2018, when I set off down via Magenta at 5.30 to reach the sea, will forever remain fixed in my mind and in my nostrils, because the scale of the disaster was so disturbing.
Firstly, I was struck by the stink of fuel oil; then by the mass of detritus of every variety filling the promenade and everything that, until the day before, had occupied the space between the sea and the houses; all with that strong salty odour that haunts the beach the day after a storm tide. I felt a knot in my throat at the sight of all the boats, magnificent sailing ships, gigantic yachts, beached on the rocks, smashed against the groynes; but the final straw, the blow to the stomach which it took me days to recover from, was the “tidemark” left by the waves.
In my mind, and before my eyes, the line of detritus marked out the old coastline of Rapallo: the correspondence between the profile of the sea at the end of the 19th century and the line of destruction was, for me, overwhelming. Nature, that now implacable matriarch, had demonstrated that our arrogant assumption that we could dominate her was as nothing in the face of her strength: in just under 24 hours she had taken back what man had taken more than a hundred years to build.
The fact that the section reproducing the ancient harbour wall of Langano was left untouched, that no boat within it suffered even minimal damage, shows us the mastery and knowledge that our forefathers had of Mother Nature, as well as respect for her power. I may be too tied to history, overattached to the land as the expression of the unbreakable union between the work of mankind and the generosity of nature, but I am convinced that only with a real knowledge of our history and our land can man live in peace with nature.
And I am also convinced that if in Rapallo we are able to marry past and future, tradition and innovation, our city will be stronger and more beautiful than before. And this is true, in my opinion, for the whole of the Tigullio area and every other region. Sustainability and resilience must not be mere slogans. They represent the oldest and most natural way of life: past generations, based on their experience and ability to survive, have shown the way for modern man.
The excessive anthropocentrism of the last few centuries has, instead, led man to see himself as the sole limit on his own choices. And this has put the need to maintain basic natural equilibria, without which no living being can survive, on the back shelf. The sea has given us a lesson which is not to be ignored and can be used as the starting point for a harmonious and dynamic, sustainable and resilient future.
We cannot imagine that the only solution is a draconian “return to the past”: we are the people of the third millenium, we have people calling and sending messages from all over the world, sharing stories of miraculous escapes and the desperation of having lost everything.
Every call, every message, represents the “universality” of Rapallo and the Tigullio – of these seven villages sharing the same stretch of sea, argumentative and unable to agree on virtually anything, but appearing to a foreign eye a single earthly paradise – and should form the inspiration for a new model of reconstruction that leaves everything not only restored, but better than before.
This is the moment at which Mother Nature has called upon us to wake out of our inertia, seize the little time we have left and do our best to make this defeat a launching pad for a better future.
My heartfelt best wishes to you all.
Erga edizioni – Mura delle Chiappe 37/2 – 16136 Genova Tel. 010 8328441
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