1 donna italiana su 2 rinuncerebbe a un aumento per un congedo di maternità migliore.

  • Più di 9 donne su 10 preferirebbero il modello di congedo parentale di un altro Paese europeo rispetto a quello italiano 
  • Il 29% dichiara di aver rimandato la prospettiva di avere figli a causa delle politiche o delle impressioni di un datore di lavoro 
  • L’81% vorrebbe migliori politiche a sostegno della famiglia dal proprio datore di lavoro 

22 Maggio 2020 – Oltre la metà delle lavoratrici italiane (53%) preferirebbe ottenere migliori condizioni in maternità rispetto a un aumento dello stipendio del 10%.

Tale dato emerge da un sondaggio realizzato da Viking Italia, azienda da sempre attenta ai temi riguardanti la vita lavorativa e le risorse umane, su un campione rappresentativo di lavoratrici tra i 25 e i 45 anni. Il sondaggio esamina la situazione italiana per quanto riguarda le condizioni delle donne al lavoro, l’attuale modello di congedo di maternità e paternità, e le misure di sostegno applicate dalle aziende per affrontare la pandemia da COVID-19.

1 donna su 2 deve ancora scegliere tra carriera e figli 

Meno della metà (46%) delle donne intervistate sostiene che il proprio datore di lavoro stia facendo abbastanza per aiutare le donne che lavorano a conciliare la propria carriera con il ruolo di madre.
Dai dati emerge che molte donne italiane devono ancora scegliere tra figli e carriera. Il 56% ha dovuto affrontare un qualche tipo di ostacolo: tra queste, il 29% dichiara di aver deciso di rimandare la prospettiva di avere un figlio a causa delle politiche o delle impressioni di un datore di lavoro e il 16% dichiara di non avere avuto figli per timore di perdere il posto.

Considerando nello specifico chi ha subito delle conseguenze per aver scelto di diventare madre, il 17% dichiara di aver avuto delle ripercussioni sulla propria carriera dopo essere rimasta incinta e, tra queste, il 6% dichiara di aver subito un licenziamento a seguito di una gravidanza.

COVID-19 e smart working: il futuro sarà il lavoro flessibile? 

La situazione attuale causata dalla pandemia da COVID-19 ha rivoluzionato in molti casi l’approccio al lavoro. Il 41% delle donne intervistate dichiara di lavorare attualmente da casa, in modalità smart working; tra queste, solo 1 su 10 godeva già della possibilità di lavorare da remoto prima della pandemia.
Tra coloro che lavorano attualmente da casa, più della metà (57%) pensa che il proprio datore di lavoro consentirà probabilmente di lavorare da remoto anche dopo la pandemia, provvedimento che garantirebbe un approccio più flessibile al lavoro per molte madri lavoratrici.
Solo il 4% dichiara che il proprio datore di lavoro sta offrendo sostegno attraverso assegni familiari e/o sussidi per spese sanitarie, mentre il 19% afferma di poter usufruire di turni e carichi di lavoro flessibili e il 18% di essere in congedo retribuito.

9 donne su 10 preferirebbero un altro modello di congedo parentale rispetto a quello italiano 

Ben l’81% delle donne intervistate vorrebbe migliori politiche a sostegno della famiglia da parte del proprio datore di lavoro, incluso un congedo di paternità più lungo e maggior supporto per i neo-genitori.

Più di ¼ delle lavoratrici con figli pensa che l’attuale modello di congedo parentale italiano le abbia ostacolate nella propria carriera. Sulla base di una possibile riforma del congedo di paternità come quella introdotta dal Family Act proposto dall’on. Elena Bonetti, ben il 75% delle lavoratrici italiane con figli e il 73% dei loro partner si esprimono a favore di un congedo di paternità più lungo di quello attuale.

Solo 1 su 10 delle donne intervistate si dichiara soddisfatta dell’attuale modello di congedo parentale italiano, mentre il restante 91% vorrebbe vedere applicato un modello diverso. Tra i Paesi europei proposti, il 65% si esprime a favore del modello norvegese, che prevede 42 settimane di congedo retribuito per la madre e fino a 10 per il padre.

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