CULTURA. MONDO RACCONTA RESTAURO ITALIA BUSTI PALMIRA, STAMPA ESTERA A ISCR.

(DIRE) Roma, 16 feb. – Il restauro tutto italiano dei busti di Palmira raccontato in tutto il mondo. L’Istituto Superiore per la Conservazione e il Restauro ha aperto le sue porte alla stampa estera, per mostrare il lavoro che ha riportato alla vita le due opere danneggiate dalla furia dell’Isis, arrivate in Italia tramite l’Associazione Incontri di civilta’ e affidate alle cure del San Michele, a Roma. Ad accogliere la delegazione formata da circa 45 giornalisti delle maggiori testate internazionali, il direttore Iscr, Gisella Capponi, il presidente di Incontri di Civilta’, Francesco Rutelli, e il ministro dei Beni e delle Attivita’ culturali e del Turismo, Dario Franceschini.
Nei laboratori che custodiscono i busti di Palmira, la stampa estera ha osservato il delicato lavoro di restauro che ha messo in campo tecnologie 3D per ricostruire le parti mancanti dei busti funerari, presi a colpi di martello dai terroristi. Una tecnica innovativa permette cosi’ di ridare un volto al busto maschile, il piu’ danneggiato, senza pero’ alterare l’opera in maniera permanente grazie a integrazioni reversibili tramite piccole calamite. “Per noi e’ una grande emozione essere tra i primi a intervenire su questo straordinario patrimonio che e’ stato duramente colpito”, ha detto Capponi, spiegando che i due busti “erano rimasti appesi alle pareti del museo di Palmira, mentre altre opere erano state portate in salvo. Una sfortuna per le due opere fissate alla parete con staffe di metallo che, con l’occupazione di Palmira, sono state prese a martellate dai terroristi dell’Isis”.
Solo durante la breve liberazione della citta’ e’ stato possibile mettere in piedi un’operazione che “non ha precedenti, se non un unico episodio storico durante la guerra civile spagnola”, ha ricordato Rutelli. “Forse queste sono le uniche opere d’arte uscite da quel conflitto non per essere trafugate- ha aggiunto- ma per essere restaurate e riconsegnate. Speriamo che la pace torni prima possibile, ma quel che e’ certo e’ che la volonta’ dell’Italia non ha valore politico, perche’ non si tratta di un fiancheggiamento a uno dei soggetti. L’Italia- ha detto ancora Rutelli- lo fara’ per qualunque Paese, e se per esempio arrivasse una richiesta dalla Libia, noi saremo disponibili”. E poi la dedica di Rutelli a Khaled al-Asaad, l’archeologo direttore del sito di Palmira assassinato dall’Isis: “Questo restauro- ha detto- e’ un tributo a lui, un martire della cultura che queste due opere non ha potuto salvarle. Ma l’Italia non accetta che l’ultima parola su queste opere spetti terroristi”.
Il restauro dei busti, che prima di arrivare all’Istituto sono stati protagonisti della mostra al Colosseo ‘Rinascere dalle distruzioni. Nimrud, Ebla, Palmira’, si concludera’ alla fine di febbraio, poi le opere verranno restituite alle autorita’ di Damasco. “Continueremo a insistere sul tema della diplomazia culturale- ha tenuto a dire Franceschini- da questo punto di vista la credibilita’ dell’Italia ha consentito un’operazione che fa si’ che queste due opere siano restaurate e restituite alle autorita’ siriane. Di fronte al patrimonio culturale- ha detto rispondendo alle domande dei cronisti- tutto cio’ che si puo’ fare deve prescindere dalle tensioni tra Stati”.
Il ministro ha poi ricordato “il primo G7 della cultura che si terra’ a Firenze il 30 e 31 marzo e avra’ come tema proprio la tutela del patrimonio dell’umanita’ e della cultura come strumento di dialogo”. Un risultato che segue l’impegno italiano per la nascita dei Caschi blu della cultura: “Siamo il primo Paese che ha costituito una task force- ha detto Franceschini- Liberata Palmira, speriamo che nel grande impegno per la ricostruzione ci sia il coinvolgimento di tutta la comunita’ scientifica internazionale”.
E’ anche per questo che “abbiamo ritenuto utile raccontare alla stampa estera la storia di questo restauro di cui siamo molto orgogliosi”, ha detto ancora il titolare del Collegio romano, ricordando “le grandi competenze dell’Istituto Superiore per la Conservazione e il Restauro” che tra l’altro porta avanti un programma avanzato di formazione internazionale, ospitando al San Michele studenti e tecnici provenienti da ogni parte del mondo. Un’esperienza che i restauratori italiani portano anche all’estero, durante le missioni in paesi come la Libia, l’iran e il Sudan. E adesso, dopo una missione gia’ compiuta negli Anni 90, il desiderio della squadra diretta da Capponi “e’ di poter tornare in Siria”.

Agenzia DIRE  www.dire.it

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