Asterischi: liberalizzazioni.
* Con il decreto sulle liberalizzazioni e con lo stanziamento del Cipe per le Grandi opera tra cui in particolare le ferrovie del Sud, comincia la fase due del governo Monti. Dal giorno del suo insediamento fino ad oggi l’esecutivo salva-Italia si è impegnato in una gigantesca operazione di tagli e tasse per evitare di sprofondare l’Italia nel baratro della bancarotta. Sin dall’inizio il Professore ex commissario europeo alla concorrenza ha promesso che subito dopo sarebbe cominciata la fase della crescita e dello sviluppo. Se le proteste e la sofferenza per i tagli sono stati evidenti ma tutto sommato nella norma, quando si è trattato, come in questi giorni, di togliere le incrostazioni più antiche e anacronistiche alla concorrenza la protesta delle categorie ha assunto il tono della rivolta. In sostanza, appena le liberalizzazioni hanno toccato i privilegi, ogni corporazione è insorta, spesso con azioni violente come quelle dei tassisti a Roma e dei camionisti armati di forcone in Sicilia. Al di là dei torti e delle parziali ragioni di settore, quello che brilla in tutte queste manifestazioni è la totale assenza della politica. Non dei partiti, perché anzi alcuni, specie di centrodestra ma non solo, si sono adoperati con entusiasmo a soffiare sul fuoco della protesta rivoltosa. Ma è l’assenza della politica nella sua principale missione, cioè quello di trovare una sintesi degli interessi particolari in nome dell’interesse generale, quella è mancata del tutto. Così come sta mancando nel compito principale che i partiti dovrebbero avere in questa fase di salvataggio dell’Euro: quello di riformare le istituzioni a partire da una legge elettorale, il Porcellum, che è un dovere cambiare, nonostante il parere contrario di Berlusconi e di Bossi. Lo spread cala e si porta i minimi da un mese. *
























