LE MUTANDE BARIATINSKY SI, IL COSTUME CIOCIARO DI CEZANNE E DI VAN GOGH NO.
E’ proprio così, i beni personali di una aristocratica russa dell’800, acquarelli, fotografie, ritratti, personalia, lettere e analoghi, vengono esposti con pompa magna a Pal. Chigi di Ariccia a partire da venerdì prossimo, ciò ritenendo di istruzione e di gratificazione del pubblico, laddove il costume ciociaro eternato da Manet, da Corot, da Degas, da Cézanne, da Van Gogh, da Picasso, da Matisse, da Sargent, da Leighton, da Hayez, da Boecklin fino all’ultimo Severini tanto per restare solo nella crema, NO!
Infatti il costume ciociaro -che a Roma da sempre si identifica come costume della campagna romana o costume laziale o figure romane o campagnolo romano- dalla fine del 1700 fino alle prime decadi del 1900 quindi in un arco di tempo di circa centocinquantanni, è stato il soggetto più amato e più illustrato della pittura occidentale, da tutti gli artisti europei, dai minori ai maggiori, e quindi presente in tutti i musei del mondo. Solo la iconografia, seriale, di Napoli e di Venezia supera forse quella del costume ciociaro.
In effetti il Palazzo Chigi di Ariccia messo di fronte alla possibilità di esporre una ottantina di pezzi di oli, di acquarelli e di sculture, tutto d’epoca, messi a disposizione gratuitamente ( e questo è l’errore) da un privato collezionista, opere tra l’altro conosciute e schedate dalla Sovrintendenza competente, tutte sul costume ciociaro, e le mutande antiche della bellissima Signora Bariatinsky e le fotografie di qualche palazzo di Mosca e le lettere di qualche monarca e le “rarissime fotografie…della grande aristocrazia europea” e “….un portagioie e la portantina…., un vaso da toletta…o la sua sedia a rotelle…” e molto altro sempre della nobile aristocratica russa, ha scelto giustamente, e concordiamo, le fragranti mutande della bella signora anziché quelle certamente affatto fragranti ciociare. Si dirà: ma guarda che il Museo d’Orsay di Parigi (dove entrano ogni anno circa tre milioni e mezzo di visitatori, tanti quanti -e ne avanzano!- nei musei statali dell’Italia centromeridionale messi assieme), l’anno scorso e per circa sette mesi ha organizzato una mostra monografica sul costume ciociaro, con successo planetario. Prima era stata tenuta a Grenoble, poi a Nantes. E hanno sbagliato: a Roma, infatti, più intelligenti e, come sempre, più pratici e pragmatici -ma in certi ambienti naturalmente- si preferiscono i tanga tanga di una bella signora, possibilmente esotica, anziché i quadri antichi che raffigurano il costume ciociaro magari dipinti da Manet o da Corot.
Interessante e istruttivo il fatto, stando ad alcune fonti ufficiali, che la Provincia di Roma, che ha dato il proprio sostegno in soldi pubblici alla iniziativa in oggetto e quindi alla stampa anche del relativo patinatoso catalogo e al resto, messa di fronte alla possibilità di una esposizione avente per oggetto opere d’arte antiche raffiguranti personaggi in costume ciociaro, è venuto fuori che non si è mostrata convinta di una mostra siffatta a Pal. Chigi e quindi, deduciamo, alla scelta tra le intimità russe e quelle ciociare, ha preferito giustamente quelle russe perché “di carattere internazionale, con uno spiccato taglio europeistico…”.
Certo è che al Louvre sono esposti almeno cinquanta quadri pertinenti il costume ciociaro, altrettanti al MET di New York, altrettanti al Museo d’ Orsay e brevemente: in tutti i musei del mondo, persino alla GNAM di Roma. Lo sono anche altrettanto così ‘internazionali’ il ‘vaso da toletta’ e ‘la sedia a rotelle’ della bella signora Bariatinsky o il suo arredamento o fotografie o lettere o ritratti?
Certo è che l’occasione veramente storica di promuovere una iniziativa della quale ontosamente nemmeno ancora si ravvisa la impellenza storica, è stata a nostro avviso crassamente mancata ancora una volta.
Ma per fortuna che anche in questo caso c’è l’estero a salvare la situazione. L’anno scorso e precedenti infatti, come detto, il Museo d’Orsay e altre due importanti città francesi hanno onorato il costume ciociaro, e in questi giorni, anche, onorano i ciociari il Museo Rodin di Parigi che la settimana scorsa ha inaugurato una mostra sui modelli di Rodin che furono per la massima parte solo ciociari e idem a New York una importante galleria privata che anche in questi giorni ha iniziato una mostra il cui catalogo porta il titolo di Matisse e i modelli ciociari.
Gli ultimi dunque resteranno sempre…gli ultimi, pur se con le mutande odorose in mano.
Michele Santulli


























