I MODELLI DI RODIN IN ESPOSIZIONE.
Il 18 p.v. si inaugura al Museo Rodin di Parigi una mostra del grande artista dedicata a una selezione di trecento disegni raffiguranti i suoi modelli, risalenti agli ultimi venticinque-trentanni della sua vita, una selezione da oltre settemila conservati presso il Museo, senza menzionare quelli regalati o dispersi. Non vogliamo soffermarci sulle peculiarità dei disegni, ci limitiamo a costatare che trattasi di opere che rappresentano effettivamente l’epitome e l’apice della padronanza assoluta dell’artista sia della tecnica e sia dell’espressione.
A noi preme rammentare che i modelli più amati e più vicini all’artista e quelli che più di tutti ispirarono alcune opere che vengono considerate capolavori dell’arte occidentale, furono umili figlie e figli in prevalenza di Gallinaro, questa sorda e ignava patria di un Olimpo vero e proprio dei modelli di artista dell’arte occidentale.
Il primo modello che incontriamo nello studio dell’artista verso il 1878-9 fu Cesidio Pignatelli (ancora oggi al Museo ne ignorano il nome) che allorquando sporco lacero barba incolta affamato puzzolente fu presentato all’artista questi esclamò: “ecco il mio San Giovanni Battista!”. E così fu: il corpo perfetto e il volto di Cesidio sono ormai eternati nel bronzo, per sempre, noto ed amato da tutti i cultori. Cesidio restò tutta la vita in rapporto con l’insigne maestro, per il quale posò per numerose altre opere, tra cui un altro incredibile capolavoro ‘L’homme qui marche’ e poi anche per uno dei personaggi dei cosiddetti ‘Borghesi di Calais’ e si dice, anche per la prima versione de ”Il Bacio” e per tanto altro.
Tre o quattro anni dopo incontriamo al suo fianco mentre plasma e modella nella creta il corpo di ‘Eva’, un’altra creatura della Valcomino, Maria Bruzzese o Abbruzzese, che dà il suo corpo perfetto a questa che viene connotata come la ‘Prima Eva’ o ‘Eva incompiuta’, chiamata così perché in effetti non fu mai completata, forse la immagine ottocentesca più conosciuta e più apprezzata. Avvenne infatti che mentre modellava il corpo svettante e armonioso di Maria, Rodin cominciò a notare delle discrepanze tra quanto modellava e il corpo della modella: è come se durante la notte qualche spirito burlesco si divertisse a disfare quanto il maestro faceva durante il giorno. Ci volle qualche tempo a Rodin per capire dove risiedeva l’arcano: la modella era incinta! Il reprobo fu un giovane scozzese che in quel periodo assieme ad altri colleghi assiepavano lo studio di Rodin per apprenderne gli insegnamenti. I disegni imperscrutabili della vita sono talvolta tali che lasciano, in certi casi, affascinati: il giovane seduttore apparteneva ad una delle nobili e blasonate famiglie della vecchia aristocrazia scozzese per cui, una volta sposata Maria, questa ereditò anche lei il titolo araldico di ‘Baronessa’. E così fu. Ancora oggi l’immensa Mansion House persa nel verde della Scozia nei pressi di Perth dove visse e si spense nel 1938, è retta da una sua nipote, l’ultima sopravvissuta. Rodin mise da parte questa Eva incompiuta che collocata in un angolo dell’immenso studio divenne una specie di simulacro della bellezza e del fascino della modella. L’Eva fu ripresa in un’altra dimensione e leggermente modificata rispetto all’originale e per essa posò un altro bellissimo fiore di Gallinaro, Maria Marcantuoni detta la Bella, bionda e dagli occhi celesti. E’ inaudito come sia stato possibile che su questo paesello di sette-ottocento abitanti sul cucuzzolo di una collina nel centro della Valcomino si sia potuta ricreare una umanità di donne e di uomini così bella e perfetta e, allo stesso tempo, differenziata: brune, rosse, bionde, occhi neri, celesti, verdi, alte, basse….
Lo studio dell’artista in contemporanea ai successi che riscuoteva, diveniva sempre più impegnativo ed importante: ad un certo momento vi lavoravano circa cinquanta persone tra sbozzatori, scultori, uomini di fatica, segretari, ecc. E anche le presenze dei modelli si avvicendavano continuamente. E proprio nel periodo più florido e consolidato dell’artista, quello che inizia alla fine degli anni ’80 dell’Ottocento, incontriamo nel suo studio due sorelle, Adele e Anna, che assieme a Cesidio Pignatelli rappresentano la primaria fonte e origine di ispirazione di capolavori dell’artista: cioè per intenderci se Rodin non si fosse imbattuto in queste umili creature di Gallinaro, alcuni capolavori che oggi fanno il godimento della umanità non sarebbero stati possibili! Il San Giovanni Battista, L’Uomo che cammina, Eva, il Torso di Adele, la Donna Accovacciata, La Cariatide caduta che porta la Pietra, Iris la Messaggera degli Dei, la Nascita di Venere, le due cosiddette Cibele, la seconda versione de Il Bacio, il Balzac di Vavin…
Le sorelle Adele e Anna Abbruzzesi erano, si pensi, le sorelle minori di Maria, la baronessa, ma ignoravano le rispettive esistenze, cioè non si conoscevano. Adele, miracolo della natura, era rossa di capelli mentre Anna era bruna, entrambe dal corpo flessuoso e morbido e svettante da animale selvaggio, da ‘pantera’ come scrisse lo stesso artista e specie Adele gli ispirò opere incredibili e inaudite per la posizione del corpo: si osservino Iris e il suo pube quasi sbattuto in faccia all’osservatore estasiato, la donna accovacciata… Si capisce anche perché Rodin per queste due sorelle ebbe per tutta la sua vita un rispetto e una considerazione particolari e, direi, uniche, come testimonia lui stesso nei suoi ricordi autobiografici, a parte altri fatti: con Anna, oltre ai rapporti personali e di lavoro, ebbe una corrispondenza durata quasi trentanni e si vedevano, fino alla fine, almeno una volta la settimana e Adele, unica delle sue centinaia di modelle, è la sola che ha avuto il privilegio di essere stata eternata anche col suo nome per un’opera: il cosiddetto Torso d’Adele.
I disegni sono di estrema stilizzazione quindi quasi sempre indecifrabili nelle fisionomie ma sono certo di poter individuarne due almeno che raffigurano Anna e cioè ‘Femme nue, une main entre les cuisses dite naissance de Vénus’ e in effetti Anna ha posato per una scultura intitolata appunto ‘La nascita di Venere’ e poi inoltre è presente nel disegno intitolato ‘Psyché’.
Questa iniziativa del Museo Rodin che si inaugura il 18 p.v. sarebbe potuta essere una occasione storica per le nostre istituzioni a tutti i livelli, di inserirsi nell’avvenimento sia per dar prova al Museo che si è vivi e partecipi e consapevoli di questa immensa e eccezionale realtà storica dei modelli dell’artista e non solo di Rodin che contrassegna l’Italia in generale e la Ciociaria Storica in particolare e sia per intraprendere assieme una iniziativa o un qualche idoneo percorso organizzativo. Nulla e niente.
Michele Santulli

























